Zero dark thirty

musicascolto
Sezione: Cinema

 Il film, come noto, è basato sulla storia della ricerca di Osama Bin Laden dopo gli avvenimenti dell’11 settembre fino al raggiungimento del suo covo e sua uccisione.

A me i film “di guerra/spionaggio/avventura” difficilmente piacciono.

Ma questo, devo dire, l’ho trovato interessante e mi ha “preso” molto. Credo che il motivo sia che riesce a eludere quasi tutti i classici “topoi” dei film di genere, e mantiene così una “asciuttezza” nella narrazione che, in qualche modo, lo rende, almeno ai miei occhi, più “verosimile”.

In film che hanno trame di questo genere, infatti, non si fanno mai mancare cose quali: il poliziotto-o-agente-o-investigatore-o-avvocato che lavora 20 ore al giorno trascurando quindi la famiglia (e vai con le crisi coniugali, persone sole che non riescono a avere rapporti umani perché troppo prese dal lavoro, la moglie che lo tradisce perché troppo trascurata e via di questo passo); oppure il poliziotto-o-agente… che segue una “linea” totalmente fuori dal coro fino a essere isolato e diventare quasi un “fuorilegge”.

Ecco, questo un pochino c’è, nel senso che la protagonista con perseveranza e coraggio indicibili e invincibili segue una sua linea di indagine poco creduta da molti colleghi, ma è l’isolamento che non arriva: non è che inizia a fare le cose di testa sua, con mezzi suoi, con collaboratori che trova, convince, e magari finanzia lei;.

Iil tutto si svolge nella piena “ufficialità” e correttezza dei rapporti istituzionali nella CIA o verso il governement americano, seppur con perplessità reciproche.

Ma soprattutto, la scena finale è un piccolo capolavoro del cinema di genere: quando gli elicotteri si elevano notte tempo per andare sul presunto rifugio, quando atterrano, e poi tutte le delicate fasi “militari” dentro il covo, sono narrate senza quella “enfasi” tipica in situazioni del genere.

La musica non è epica, ma soffusa e drammatica quanto basta; non succede che un soldato, che ne so, si penta all’ultimo momento, o pensi alla propria amata che ha lasciato a casa e che forse non rivedrà mai più…insomma l’autore non vuole “toccare” i nostri sentimentalismi.

Ci sembra quasi di assistere alla “fredda cronaca”; il taglio della narrazione non è epico, ma quasi giornalistico: sembra davvero di vedere una di quelle scene che a volte, ormai, i telegiornali ci propinano in cui vengono mostrate VERE azioni militari di quel tipo.

E questo tono essenziale, asciutto, è condotto con coerenza fino alla fine.

Al termine della storia, anziché farci vedere (altro immancabile topos) il super-convegno in cui la protagonista viene impalmata davanti a migliaia di esultanti e acclamanti spettatori, in una delle ultime scene la vediamo invece sola, prendere un aereo che le è stato riservato per tornare a casa, e un primo piano davvero struggente ce la mostra mentre, lentamente, inizia a piangere.

Il rilascio della tensione accumulata per anni e anni, e nulla più.

Non cogliamo nel suo viso la gloriosa soddisfazione per un’eroica impresa compiuta, né la sensazione di essere entrata (e ne avrebbe diritto) nelle pagine della storia moderna.

Cogliamo, piuttosto, la fine di un sofferta, difficile, faticosa fase della vita professionale di un ESSERE UMANO.

Per tutto questo, il film mi è piaciuto.