Moonrise kingdom

musicascolto
Sezione: Cinema

 Durante i titoli di coda, una voce fuori scena (già sentita a più riprese durante il film) ci spiega il senso della “fuga”, genere musicale molto in voga nel periodo barocco.

La fuga, forse, è il senso di tutto il film.

Fuga d’amore, e questo è, come dire, il livello “esplicito” della storia, quello direttamente narrato.

Ma vi è anche un secondo livello: fuga dal conformismo, da una vita fatta di schemi rigidi e di consuetudini da rispettare.

Susy e Sam si conoscono e si innamorano casualmente, e da allora hanno un unico scopo: fuggire dalle rispettive “prigioni”, incontrarsi nella natura selvaggia, e amarsi, per sempre.

Senza porsi tanti problemi sul futuro e nemmeno per le piccole difficoltà quotidiane, come è giusto che sia per due adolescenti.

Le prigioni: Susy è in una famiglia che non la capisce, la considera “diversa” perché ha difficoltà ad adattarsi al tenore di vita del menage familiare; Sam è emarginato in un campo di scout in cui il suo bizzarro modo di essere lo rende poco integrato o addirittura poco gradito dai compagni scout.

Ma, siamo sicuri che sono loro i due “disadattati”?

O sono le prigioni che li attanagliano ad essere “diverse” laddove si voglia a questo termine dare un’accezione negativa ?

In un succedersi di surreali e stravaganti situazioni, seguiamo le peripezie di queste due ingenui e impavidi protagonisti e degli altrettanto surreali personaggi che li circondano.

Uno dei più esilaranti: l’impiegata dei Servizi Sociali, così “inquadrata” da non avere un nome e cognome, cioè si chiama proprio “Servizi Sociali”.

Bellissima la fotografia, fantasiosa e originale la regia, ricca di trovate mai fini a se stesse ma, invece, funzionali alla narrazione o alla “espressione”.

Fin dall’inizio: le riprese con i movimenti della camera “rettilinei”, camera su carrello che si muove “squadrata” e ordinata nella casa di Susy tanto quanto è squadrata e ordinata la vita conformista che la anima (o NON anima, ci verrebbe da dire).

E capiamo subito, ce lo fa capire la camera, che Susy è in questo sistema una “anomalia”, un “pesce fuor d’acqua”. Lei sfugge a questi stilizzati quadretti familiari, la vediamo ad esempio in primi piani improvvisi, cosicché anche l’inquadratura sembra volerci dire che c’è qualcosa di “diverso” in lei.

Un film originale, divertente e intelligente.

Consigliatissimo per chi non sopporta i “mattoni” da cineclub ma soprattutto odia la tipologia di film che per molti ne sarebbe l’alternativa potenziale (cinepanettoni e stupidate simili).