Sokolov: musiche di Bach, Beethoven, Schubert

musicascolto
Sezione: Concerti

Dvořák – Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo”;
Janàček – Missa Glagolitica;
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia;
Direttore: Jakub Hrůša;
Soprano: Kateřina Kněžíková;
Contralto: Jarmila Balážová;
Tenore: Richard Samek;
Basso: Jozef Benci;

Splendido concerto di uno dei più grandi pianisti oggi viventi. A parte la bellezza musicale, di cui diremo, sottolineo anche la sorprendente, lodevole e davvero inconsueta generosità dell’artista: il programma prevedeva quasi due ore di musica, ma come se non bastasse Sokolov si è profuso in un numero inusitato di bis: io, purtroppo, son dovuto andar via dopo il terzo, ma pare che ne abbia fatti addirittura 6!!

Sokolov è uno di quegli artisti che sembrano mettersi in secondo piano, defilati dietro la musica che vogliono diventi protagonista. Ho detto “sembrano”, poiché in realtà l’interprete, nel senso più nobile del termine, deve necessariamente tradurre lo spartito in suono, e pur nel totale rispetto del testo, Sokolov esprime, evidenzia, spiega. Insomma, non aspettatevi un rubato sdolcinato, o una accensione dei contrasti fuori stile, ma Sokolov riesce a far parlare il pianoforte: la sua espressività, magica e austera, classica e moderna (moderna nel senso che alcuni storici della musica attribuiscono al termine: il modernismo si fonda sull’assunto che il linguaggio “parla” di per sé,non necessita di ricorrere alla retorica, che è se vogliamo “sovrastruttura” dell’interprete) allo stesso tempo, si fonda non su variazioni agogiche o di tactus, ma su “giuste”, sempre logiche e consequenziali variazioni di dinamica e soprattutto di tocco: è davvero incredibile la varietà di timbri che Sokolov riesce a cavare dallo strumento; il pianissimo in cui si dissolve il movimento lento della sonata di Beethoven tocca vertici di emozione insuperabili; nel tema iniziale dell’ultimo movimento della sonata di Schubert sembra addirittura di sentire un suono arcano, proveniente da altri mondi (giuro che ho pensato fosse un qualche “sveglia” di qualche smartphone; salvo poi dovermi ricredere quando ho sentito quello stesso, magico suono, nello stesso identico passaggio durante la riesposizione dello stesso tema).

Sokolov sembra davvero personaggio di altri termini: al completo servizio della musica, quel suo passo assorto quando entra o esce, quel suo inchinarsi una-due volte, sempre uguale e DIETRO il pianoforte; non è lui la star. La star è il pianoforte e sono Bach, Beethoven, schubert, e poi (nei bis) Chopin, Debussy…