Titolo: Fuego
Autore: Phish
Etichetta: JEMP Records
Codice: JEMP1082
Testi: sì
Credits: sì
Credits per pezzo : no
Registrazione: 3/5
Importanza: 2/5
Confezione: 2/5
Prezzo: 3/5
I phish tornano in studio con un album di buon livello anche se non certo da collocare ai vertici della loro produzione.
Si discute molto, a proposito di questo gruppo, della loro più o meno difficoltosa capacità di rimanere, negli album in studio, dentro i “confini” della forma canzone.
La tesi è sempre quella: è un gruppo che dà il meglio di sé dal vivo, in studio si sentono imbavagliati e non rendono.
A mio parere, questioni del tutto sterili; è vero che la loro tendenza a “jammare” fa sì che i pezzi si dilatino, dal vivo, lungo traiettorie prolungate e geniali, ma in studio a mio parere sanno comunque il fatto loro, semplicemente ci sono album meglio riusciti e albume peggio riusciti.
Dei più recenti, il migliore era a mio parere Round Room; e lo è ancora, essendo questo di un gradino sotto.
Certo, la fantasia non manca: ne assaggiamo un esempio già al primo pezzo, la title-track, che si dilata per circa dieci minuti e presenta almeno cinque “momenti” diversi.
E poi ancora in “The line”, dove ci sorprende e affascina il fatto che la melodia della strofa si ripresenti dopo il refrain intatta nella sua linea melodica ma con un ritmo totalmente diverso.
E che dire di “555”, che è un funky dal groove irresistibile ma che si apre ad armonie gospel nel ritornello corale?
Non manca, come mai nei loro album, un pezzo “bizzarro”, quasi divertente e divertito, scanzonato. In questo caso si intitola “Wombat” ed è una sorta di pezzo alla Red Hot Chili Peppers con dentro iniezioni di un virus chiamato Frank Zappa.
La perizia tecnica dei componenti del gruppo è fuori discussione: fantastico l’assolo di pianoforte (Page McConnell) in “Halfway to the moon”, linee di basso (Mike Gordon) come sempre articolate e mai banali, alla batteria quel mattacchione di John Fishman non si stanca mai di variare e inventare continuamente.
E Trey Anastasio mostra alla chitarra una fantasia inesauribile, degna di essere accostata a quella dell’indimenticabile Jerry Garcia (Grateful Dead) il quale non a torto spesso viene “additato” come suo “nume tutalare”.
Insomma un bell’album di classic-rock che piacerà certamente ai fans del gruppo e certamente potrebbe a loro portarne di nuovi.
