Essendo nativo della Calabria, è con un pizzico di orgoglio, oltre che con sicuro piacere, che segnalo questo interessantissimo museo sito a Catanzaro, unico in Italia nel suo genere.
Il museo, che è possibile visitare gratuitamente, si snoda lungo due piani e un percorso che ci mette a contatto con la storia del rock attraverso una ricca iconografia, oggetti e mirabilia, una grande messe di interessantissime informazioni.
Fondamentalmente le pareti delle sale sono totalmente tappezzate di quadri e pannelli che raccontano, con competenza e un notevole grado di approfondimento, le varie epoche che si sono succedute, e i vari generi o movimenti.
Davvero difficile, a meno di non avere moltissime ore a disposizione, soffermarsi su tutti i pannelli, ma ho potuto comunque soffermarmi sui generi/artisti/gruppi a cui vanno le mie preferenze; della psichedelia si trova davvero tanto: Jefferson Airplane, Grateful Dead, Pink Floyd…
Notevole lo spazio dato, in quest’ultimo caso, a Syd Barrett, genio folle e creatore del gruppo, e questo non è affatto scontato e anzi denota il “coraggio” dei curatori del museo, visto che nell’immaginario collettivo i Pink Floyd sono certamente molto più noti per la fase “post Barrett”, e dunque enfatizzare il ruolo di Barrett è una scelta, come dire, poco commerciale.
Ma è godibilissimo soprattutto un corposo e fittissimo poster che ripercorre, anno per anno, gli avvenimenti principali che hanno contrassegnato la cultura e la filosofia psichedelica: hippy, uso di droghe, LSD, happening, avvenimenti in qualche modo basati sul “peace and love” della Summer of love…il tutto con uno stile grafico “in sintonia” col genere, e, quel che più è divertente e al contempo sintomatico di una brillante auto-ironia dei creatori, il tutto si conclude con una frase che avverte che…attenzione, ci potrebbe essere qualche imprecisione eventualmente dovuta alle sostanze che abbiamo assunto durante la scrittura!
Davvero un esilarante colpo di genio!
Poi c’è tanto da vedere e leggere anche di punk, grunge, progressive…
Ma il museo non è assolutamente solo “informazioni”: le foto sono tante, bellissime, e molte di esse inconsuete se non (non ci posso giurare, ma ne ho il sospetto) uniche o esclusive: insomma non ci sono le solite foto, quelle che abbiamo visto decine di volte nelle riviste o nelle copertine interne dei dischi…ecco, i dischi!
Troviamo alcune copertine “storiche” (qualcuno ricorda la buccia di banana “sbucciabile”? O la zip del pantalone…apribile?).
Ma soprattutto troviamo i cari, vecchi, indimenticati dischi in vinile (OK, c’è un forte ritorno, in questi ultimi anni, al vinile; ma non ancora a livelli tali da non poterlo più considerare un oggetto comunque alquanto “vintage”)!
E qui tocco l’aspetto forse più bello: in una saletta, un giradischi decisamente vintage in un impianto decisamente vintage riproduce di continuo un disco in vinile; ve ne sono, al suo fianco appoggiati in apposito mobiletto, diverse decine, e il pubblico può scegliere quale mettere e posizionarlo sotto la testina….una botta di nostalgia che è un tonfo al cuore.
In diverse salette si trovano poi decine di libri e riviste di settore: da “rockstar” a “ciao 2001” a “buscadero”….insomma il museo è anche un po’ discoteca/biblioteca.
Unica nota dolente di questo che è un vero e proprio paradiso per rockettari incalliti: non c’è climatizzazione.
Ma se vi dicessero che in paradiso si soffre un po’ il caldo (e oltretutto che ad accogliervi non c’è un noioso, vecchio e barbuto San Pietro, ma una simpaticissima e gentilissima ragazza), rinuncereste ad andarci?
