Titolo: Aerial
Etichetta: EMI
Codice: 0946 3 43960 2 8
Autore: Kate Bush
Prezzo: 3/5
Confezione: 2/5
Registrazione: 3/5
Importanza: 2/5
Testi: sì
Traduzione testi: no
Credits: sì
Credits per traccia: no
Pop intelligente?
Qualcuno lo chiama “pop intelligente“.
Ma a me questa definizione non convince.
Innanzitutto perché il pop non è un’entità pensante, e poi, se proprio vogliamo usare questo modo di dire, credo che sia comunque più intelligente colui che fa musica orecchiabilissima e commerciale piuttosto che una Kate Bush del caso che, detto sinceramente, non credo stia vendendo milioni di dischi !
Ho però usato questo termine perché mi sembrava, per una volta, calzante: si tratta di musica pop nel senso che non è rock e non è neanche country/jazz/soul ecc…, però è assolutamente creativa sia dal punto di vista compositivo che della ricerca dei suoni, quindi un qualcosa di tutt’altro che commerciale.
Ma entriamo “nel vivo” della recensione.
Possiamo iniziare con alcune note riassuntive: credo che questo album possa piacere anche a chi, come me, storceva un po’ la bocca per alcune caratteristiche poche desiderate della Bush, in particolare una voce a volte “fastidiosa” sulle note acute e un eccesso di “produzione”, ovvero di elettronica un po’ pesante.
Qui la voce si rivela invece più calda e meno autoindulgente, più matura e controllata, e l’elettronica non è mai eccessiva ma sempre funzionale alla “espressività” del momento.
Come esempi della “pasta” di cui è fatta la voce di Kate si prendano il canto in “Pi greco“, di una dolcezza e tenerezza quasi commoventi, o nella bellissima “Somewhere in between“, cantata con tanto calore e intensità nella strofa, e con un ritornello dalla melodia sinuosa e sensuale, vagamente arabeggiante.
Ma la voce è protagonista anche nella lunga e ipnotica “Nocturn“, brano con basso pulsante e ritmica quasi dance che, appunto, senza quella voce risulterebbe alquanto banalotto.
Circa l’uso discreto dell’elettronica, lo si può apprezzare iniziando…dall’inizio.
La prima traccia (“king of the mountain”) entra con echi da lontano, percussioni acustiche ed elettroniche ottimamente integrate
E che dire della grande ricerca sui suoni manifestata dal bridge della traccia “How to be invisible”, che ricorda alcune atmosfere dello splendido album “Spirit of eden” dei talk talk (no, non quelli commerciali di “Such a shame”: i talk talk hanno prodotto due album fantastici e sperimentali a inizio anni 80…) o dell’album solista di Beth Gibbons.
E non potevano mancare (vista la loro amicizia e stima reciproca, che evidentemente sono sintomo – o conseguenze ? – di una sensibilità comune) atmosfere molto “Peter Gabriel” (mi riferisco al Gabriel solista): le troviamo negli arrangiamenti di “Joanni”, o in quel tappeto di percussioni e tastiere di “An architect’s dream”.
E infine, per esemplificare la creatività dell’artista, accennerò ai brani più belli o particolari: “Bertie”, dall’arrangiamento quasi medievale: strumenti a corda e percussioni hanno un suono assolutamente “antico”, ricordano addirittura alcuni album di musica, appunto, medievale.
E poi “prologue”, con una ipnotica pulsazione elettronica, un pianoforte che armonizza stupendamente e quell’aggiunta di archi e batteria nel finale che accresce ancor di più l’intensità del pezzo.
Ma voglio parlarvi anche di un particolare “collaterale” che avrà poco a che fare col contenuto strettamente musicale ma mi ha piacevolmente intrigato e colpito.
Sto per parlare della copertina. Mi raccomando: se acquistate o comunque vi capita di maneggiare l’album, dovete assolutamente guardare prima il retrocopertina, prima di aver osservato la copertina frontale.
Bene, vedrete delle “macchie” che hanno tutta l’aria di essere uno spettrogramma di quelli che si possono anche vedere con alcuni programmi per PC che permettono di manipolare “waveform” (forme d’onda) musicali.
Ora girate la copertina…avverrà una piccola magia! Quello stesso disegno, grazie ad alcune sfumature di colore e grazie a uno sfondo leggermente diverso (non più uniforme e piatto ma con un “sole” in lontananza e con alcuni giochi di riflessi), si rivelerà essere tutt’altra cosa: degli iceberg, forse, che si rispecchiano in una infinita distesa d’acqua…
E’ curioso che, adesso che ho visto e assimilato la copertina frontale, “vedo” quella scena anche nel retrocopertina….un album magico, anche nella confezione !
