Autore: Piero Rattalino
Titolo: Il concerto per pianoforte e orchestra
Editrice: Giunti
Lingua: italiano
Un libro molto interessante: chiaro, scorrevole, completo di commenti e notizie “storiche”.
Diviso in due parti entrambe interessanti e con “scopi” ben distinti.
La prima parte del libro narra, dalle origini “mozartiane” alle ultime emanazioni dell’avanguardia contemporanea, la storia di questo “genere” della musica classica ripercorrendone i periodi, gli stili, i protagonisti.
Il taglio è decisamente accattivante sia perché esposto con uno stile scorrevole, a tratti anche spiritoso. Sia perché ricco di curiosità davvero ghiotte, come ad esempio: il perché dell’origine del nome “concerto”. Aspetti relativi ai vari “repertori” delle varie epoche (cioè quali erano, ad esempio nel periodo romantico, i concerti per pianoforte e orchestra che andavano per la maggiore e venivano spesso proposti nelle varie esecuzioni pubbliche), varie notizie circa la “fama” che i compositori avevano come esecutori-pianisti nel loro tempo, e chi eseguiva soprattutto opere di propria composizione e chi di altri, ecc…
Trovo in particolare molto interessante la prospettiva storica adottata dall’autore per cui, mano a mano che scorre l’asse del tempo nel suo racconto, ci fa assaporare quello che era il gusto del tempo.
Così scopriamo, ad esempio, che il terzo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninof, oggi più che celebre, fu scarsamente considerato negli anni immediatamente successivi alla sua composizione. O che gli ultimi concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, oggi tra i più apprezzati, erano in realtà mal visti dal pubblico dell’epoca per via di una “interiorità” e qualche accenno di “drammaticità” (erano spesso in tonalità minore, cosa rara in quell’epoca), che iniziavano a “sedimentare” nel gusto di Mozart, in un mondo di “fruitori” che gradivano molto di più le tonalità maggiori fresche e leggiadre.
E ancora: scopriamo l’importanza storica dei concerti per pianoforte e orchestra di Mendelssohn, oggi relativamente poco considerati ma che invece presentarono la rilevante novità di avere una struttura “ciclica”, cioè non più una netta separazione tra i tre movimenti bensì una certa omogeneità data da temi e melodie che si ripresentano, più o meno “sviluppati”, a più riprese.
Scopriamo quali furono i concerti che spostarono l’equilibrio tra il pianoforte e l’orchestra verso un lato (virtuosismo del solista) e quali verso l’altro (predominanza della orchestrazione) e così via.
La seconda parte del libro, dicevamo, ha un taglio completamente diverso, ma altrettanto interessante.
E’ praticamente una carrellata di tutti i più importanti concerti per pianoforte e orchestra divise per autori e per ciascuno di essi in ordine cronologico, con delle schede che riportano per ogni concerto: titolo, numero di catalogo, data di pubblicazione, data ed esecutori della prima esecuzione, eventuale “dedicatario”, composizione dell’orchestra (in termini di quanti e quali strumenti!!), nonché un commento più o meno approfondito dell’autore !!!
Completa il tutto un interessante indice sintetico che mette tutti i concerti in ordine storico-cronologico nonché l’immancabile indice analitico per autore.
Se siete soprattutto appassionati di sinfonie (come ero io), e non temete di essere indotti a spendere un po’ di soldini nell’acquisto di CD di concerti per piano e orchestra (o, meglio ancora, nell’ andare a goderveli dal vivo), questo libro fa per voi: adesso io sono un amante del genere, a cui prima ero molto meno “introdotto”.
