Testi: no
Credits: sì
Credits per pezzo : no
Registrazione: 2/5
Importanza: 2/5
Confezione: 2/5
Prezzo: 4/5
Appassionato fan dei Pink Floyd quale sono, non potevo non farmi incuriosire e attrarre da un album il cui titolo è “dark side of the mule“!
Album in cui il gruppo di jam-southern-rock “Gov’t mule” ha interpretato varie cover dei Pink Floyd, incluso l’album “Dark side of the moon” per intero.
Precisamente si tratta di un live, la registrazione completa del concerto tenuto la notte di Halloween del 2008.
E’ un’abitudine che si sta diffondendo, tra le cosiddette “jam-band” americane, quella di “mettere i panni” (indossare la maschera, appunto) di altri gruppi nella festa di Halloween ed eseguire per intero album altrui; hanno avviato la tradizione, anni orsono, i “Phish”, eseguendo per intero il White Album dei Beatles.
Ho così colto l’occasione anche per fare conoscenza approfondita di questo gruppo di cui leggevo sempre un gran bene e che, in un certo senso, non mi era comunque del tutto estraneo; il suo leader, infatti, il virtuosissimo chitarrista Warren Hayes, è anche leader da molti anni degli Allman Brothers Band (ahimè, a quanto pare appena discioltisi), e in tale formazione l’ho in più dischi ascoltato.
I Gov’t Mule sono se vogliamo a metà strada tra le jam band, con la loro tipica attitudine a lunghe e fantasiose improvvisazioni nel proporre i loro pezzi dal vivo, e le southern-rock band, essendo molto versati per un hard-blues con venature jazz e country di derivazione decisamente “allmaniana”.
Ebbene, cominciando l’ascolto del box (triplo cd + dvd con il concerto intero), il primo CD è di pezzi “propri” e mostra da subito la perizia strumentale incredibile dei 4 componenti del gruppo e la loro fantasia davvero funambolica.
Alle prime tracce colpisce, ahimè, un suono non perfetto; il tastierista fa assoli a iosa, nei primi due pezzi, che quasi non si sentono!
Lo sentiamo finalmente bene nel bellissimo “Brand New Angel”, in cui ascoltiamo anche il primo lungo assolo di Haynes, davvero strepitoso.
Ecco, una cosa che noto è che gli assoli spesso non sono lunghe e solitarie elucubrazioni, magari da tre minuti: i componenti del gruppo spesso si scambiano i ruoli, dimostrando grande intesa e un’ottica di esaltazione dell’assieme, di un gruppo omogeneo e coeso; non assecondano la classica retorica dei “tanti galli – prime stelle – nel pollaio” da mettersi in evidenza conquistando la scena per tanti minuti.
“Gameface” mette in evidenza nella parte centrale la vena psichedelica del gruppo: è molto rarefatta, onirica…pinkfloydiana!
Una vena che torna anche in “Child of the heart”, una stupenda ballata che sa di Pink Floyd soprattutto nella parte iniziale.
Si sente invece profumo di jazz nella splendida traccia-medley che mette insieme “Trane”, “Ethernity’s breath” (di John McLaughlin) e “St Stephen” (dei Grateful Dead), ma anche un pò in “Kind of bird” (il titolo “puzza” tanto di doppio omaggio: al Miles Davis di “Kind of blue” e a Charlie Parker, da tutti noto col soprannome, appunto, “bird”), un pezzo che passa dal blues al boogie a una sorta di jazz psichedelico davvero affascinante.
Ma eccoci a mettere il secondo CD e si parte con la “serata” Pink Floyd (che occupa il secondo e parte del terzo dischetto).
C’è da dire che nelle interpretazioni dei Mule la struttura dei pezzi rimane immutata, non ci sono dilatazioni, assoli non previsti, variazioni o divagazioni nelle melodie o nella struttura armonica dei pezzi.
Tutto sommato, un approccio del tutto rispettoso.
E questo fa onore al gruppo; ma, al contempo, inevitabilmente fa preferire, tranne forse un paio di eccezioni, gli originali.
Beh, vorrei vedere, non credo sia facile far meglio dei Pink Floyd, nei pezzi dei Pink Floyd!
“One of these days” è molto simile all’ originale, anche nell’assolo.
“Fearless” altrettanto; si perde qualcosa nella sospesa magia del refrain, in cui le harmony vocals dei pink creano una atmosfera, mi pare, più incantata.
“Shine on you crazy diamond”: assolo di tastiera iniziale pressoché uguale. Invece ecco poi entrare la chitarra in modo diverso, é la prima variazione che incontriamo. E ci chiediamo: ci sarà il famoso riff di chitarra di 4 note?…si, ma leggermente più veloce e distorto.
Secondo assolo diverso (e mi pare ci sia un errore del bassista che anticipa di qualche battuta il cambio di accordo)… e così via, direi che l approccio é chiaro: gli assoli di chitarra spesso sono diversi, magari solo in alcuni passaggi fedeli agli originali ma poi, seppur senza strafare, si discostano e propongono una visione personale di Haynes; quelli di tastiera abbastanza immutati, quanto meno nella melodia.
Canto: ugualissimo!
Ma eccoci alla prima sorpresa: “Have a cigar” è migliore dell’originale ,qui la perizia strumentale dei muli può venire allo scoperto e migliora il brano, con un groove, una fantasia, una grinta, una sensualità, che mancano nell’originale.
“Time”: l’ assolo di chitarra é leggermente più simile all’ originale di come avviene in altri pezzi, comunque il pezzo è un po’ più “carico”, la chitarra riempie di più e sposta l’asse leggermente verso un rock-blues.
Siamo a “Great gig in the sky”…beh, questa interpretazione smarrisce decisamente la magia (ma d’altronde neanche i pink floyd son riusciti mai a ricrearla, al livello della traccia in studio, nei vari live succedutisi negli ultimi lustri) oltre tutto la prima delle tre coriste a cantare…è proprio sguaiata.
Clare Torry era davvero tutta un’altra cosa!
“Money”: assolo chitarra anche qui abbastanza simile.
“Comfortably numb”, con un maggiore uso del pianoforte, e soprattutto grazie al fatto che il piano sostituisce gli archi nell’ arpeggio di accompagnamento del ritornello, é, come dire, un po’ più intima, meno pomposa ed enfatica, e devo dire ne guadagna.
In “wish you were here” il secondo riff di chitarra acustica dalla introduzione è sostituito da una diversa melodia fatta con steel guitar, e si apprezzano anche alcune altre leggere differenze, ad esempio un maggiore impiego del piano. Interessante.
Finiti i pezzi pinkfloydiani, resta spazio per gli “encores” (i bis, come li chiamiamo in Italia), ancora due bei pezzi tra cui preferisco “Million miles from yesterday”, tra roots rock e soul, con uno splendido assolo di wurlitzer-piano.
