Cos’è la “forma canzone” ? Innanzitutto…cos’è, in musica, una “forma” ? Così si definisce quella che è la struttura di un pezzo musicale; un insieme più o meno codificato di parti di cui il pezzo è composto. Non approfondirò in questo editoriale le dibattutissime (e interessantissime, ma me ne occuperò in altra occasione) questioni circa la necessità o meno, per il compositore, di adottare una forma, e soprattutto (quel che più ci interessa) qual è l’importanza di essa per l’ascoltatore. Ma qualche cenno lo farò.
Quanto è utile all’ascoltatore la conoscenza della forma di una composizione per il godimento o la comprensione o l’apprezzamento di un pezzo musicale? Certamente possiamo trovare intuitivo che riuscire a “inquadrare” le parti di una composizione ci aiuta a seguirla, a capirla meglio. E’ inutile negare che uno dei piaceri che l’ascolto ci dà deriva a volte dal “riconoscere” una frase, una parte, un momento, in quanto già sentito e memorizzato. In fin dei conti, la cosiddetta orecchiabilità, si fonda anche su questo. Detta così, è però una banalizzazione. Se ne potrebbe infatti dedurre che la comprensione della forma favorisca l’apprezzamento soprattutto nella musica “orecchiabile”; ma non è così. In realtà, è soprattutto nella musica classica, che molti giurerebbero non avere tra le sue massime peculiarità la orecchiabilità, che il concetto di forma acquista importanza.
Laddove la struttura del pezzo è più complessa, capire la forma ci può aiutare ad esempio a riconoscere una melodia, un tema, uno spunto, già ascoltato, ma che al suo ripresentarsi ha un “sapore” diverso, rinnovato da quel che nel frattempo nel pezzo è accaduto. Sia che si ripresenti leggermente modificata, sia anche qualora si ripresentasse immutata. In fondo, la musica è arte che si svolge nel tempo, e il tempo inevitabilmente lascia tracce in noi. Comprendere la forma di un componimento può altresì aiutarci ad apprezzare l’arte del compositore nel variare quella certa melodia in infiniti modi, trasformandola o trasfigurandola ma lasciandola sempre riconoscibile nel suo nucleo generatore.
Torneremo su questo argomento con un approfondimento in cui proverò a descrivere brevemente le “forme” tipiche della musica classica (la forma-sonata, il “tema con variazioni”, il “rondò” ecc..), ma lo spunto per scriverne già ora mi è venuto dal desiderio di recensire uno splendido album, quello dei “These New puritans”, che è una delle novità di questo aggiornamento del sito. A tenergli degnamente compagnia troviamo la classifica dei mgliori gruppi/artisti italiani (per me, si intende), la recensione “a confronto” di due album di Mark Knopfler, la recensione di un concerto a cui ho di recente assistito nell’ambito della stagione di musica da camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e, infine, la recensione dell’ultimo film di Moretti. Buona lettura a tutti!
