Etichetta: ECM
Codice: 6 02517 09773 5
Confezione: 2/5
Registrazione: 3/5
Credits: sì
credits per pezzo: no
Preferisco il quintetto rispetto ai pur pregevoli esperimento di Rava in formazione “a trio” (senza contrabbasso); il contrabbasso è uno strumento per i miei gusti imprescindibile nel jazz, ma è il trombone di Gianluca Petrella a dare ancora una volta quel “tocco in più” che rende questo album uno dei migliori del jazz italiano degli ultimi anni.
Il trombone riveste un ruolo importante: come contrappunto melodico in certi passaggi, in cui Gianluca ed Enrico mostrano una intesa e un gusto raffinatissimi (ma a volte, come nella conclusiva e swingante “Dr. Ra e Mr. Va”, il trombone riveste il ruolo di protagonista melodico), e come sostegno e base armonica in altri passaggi, e questo ha il non disprezzabile effetto collaterale di lasciare il pianoforte (suonato dal bravo Andrea Pozza) libero di improvvisare potendosi staccare dal suo consueto ruolo di accompagnamento.
Lo si vede bene, ad esempio, in “Secrets”, e ancor di più in “The wind”.
In questo album si conferma poi quella che è, a mio parere, una caratteristica dello stile compositivo di Rava: raramente abbiamo il classico schema “esposizione del tema – lunga parte centrale improvvisata – chiusura con ripresa del tema”.
Vi sono eccezioni, come nella divertente e scanzonata “Echoes of Duke” e nella splendida “Serpent”, ma nella maggior parte dei brani lo schema è, per così dire, libero: le melodie vengono accennate, sviluppate, dilatate, variate, e vi è quindi una continua invenzione melodico-armonica; e c’è di che goderne, essendo Rava possessore di una incredibile fantasia creativa e di un gusto melodico sopraffino (si senta, ad esempio, il canto malinconico e a tratti struggente della tromba in “The words and the days”).
Due parole vanno poi spese per quell’immenso batterista che risponde al nome di Roberto Gatto: in fatto di tecnica è un grande ma, non essendo io un batterista, sospendo un po’ il giudizio e non mi permetto di azzardarmi a dire essere il migliore al mondo; ma in fatto di fantasia…quasi quasi azzarderei…!
Il contrabbassista (l’ormai navigato Rosario Bonaccorso) fa anche la sua bella figura; ad esempio nell’assolo, sincopato e originale, di “Secrets”, o in “Sogni proibiti” che addirittura è un pezzo composto soltanto da…un assolo di contrabbasso, sempre molto musicale e che mai cade in un virtuosismo fine a se stesso.
Vale infine la pena descrivere meglio due, tra i tanti, brani.
“Serpent” è forse il più bello nella sezione ritmica: bellissimo l’inizio di basso e batteria, poi entra con discrezione Rava, centellinando poche note che pian piano aumentano fino a comporre la melodia principale del pezzo, con uno splendido fraseggio di tromba, trombone e pianoforte. Segue uno splendido assolo di Petrella e uno di Pozza, con melodia leggermente virata “al blues”.
E a proposito di blues, “Art deco”, il brano immediatamente successivo, è appunto quasi un blues in stile dixieland, comunque il brano più “classico” dell’intero album, ma ciò che sorprende è che è fatto…solo di tromba e trombone !!
Album consigliatissimo agli estimatori di Rava nonché del jazz “classico” tout-court.
