Titolo: Ovunque proteggi
Autore: Vinicio Capossela
Etichetta: Warner
Codice: 5051011093623
testi: sì
Credits: sì
Crdedits per pezzo : sì
Registrazione: 3/5
Importanza: 4/5
Confezione: 3/5
Prezzo: 2/5
Attenti a cosa acquistate!!
Si tratta di un lavoro difficile, a tratti addirittura urticante (la declamazione de “Il colosseo”, i suoni, le urla e…i belati (!!!) di “Brucia Troia” potranno risultare fastidiosi), ma originale, vario, ricco di suoni dal mondo.
Reminiscenze da folk balcanico modernizzato in “Moskavalsa”, i suoni assolutamente non occidentali di “Non trattare”, la banda di paese de “L’uomo vivo” – a rappresentare quella parte del globo che a volte viene descritta come “il sud del mondo”, in questo caso dell’Italia.
Un album di melodie moderne e antiche, di spiritualità e cultura popolare.
Dai tempi di “Creuza de ma”, del magnifico De Andrè, non si produceva in Italia, probabilmente, un album di tale “spessore culturale”, se si esclude forse l’ultimo album di Davide Van der Sfroos che però è molto “locale” in quanto strettamente legato alla sua terra d’origine.
Il bello è che è un disco che ha anche venduto molto!
A me piace pensare, un po’ maliziosamente (o sadicamente ?), che molti degli acquirenti siano stati tratti in inganno dal singolo apripista (non mi chiedete qual è, ma state pur certi che è uno dei pochi pezzi orecchiabili dell’album), che ha fatto un po’ da “specchietto delle allodole” come da logiche commerciali.
E poi, una volta scartato il CD e messo in riproduzione…”mamma mia ! Ma che è questa roba ?? Non si può ascoltare” e via con le imprecazioni.
Ecco il motivo dello spiritoso titolo di questa recensione…,ma bando alle ciance e passiamo a parlare del contenuto di questo capolavoro.
Innanzitutto la sua genesi: l’autore ha avuto l’idea di girare l’Italia non solo a caccia di ispirazione, ma anche a caccia…di registrazione.
Nel senso che, con i suoi collaboratori, ha voluto registrare diversi pezzi non in sala di registrazione, ma nei luoghi possibilmente più vicini a quelli “descritti” dalle singole canzoni o comunque quelli che hanno fornito l’ispirazione; questo per tentare di dare alle canzoni gli umori, lo spirito, i colori del posto.
Così scopriamo che “l’uomo vivo“, il cui testo è basato sulla processione liturgica “del Gioia” (una celebrazione del Cristo risorto), che si tiene annualmente in un paesino in provincia di Ragusa, è stata registrata nella chiesa in cui si conclude la celebrazione stessa.
“Brucia Troia” è stata registrata nelle profondità di una grotta in provincia di Nuoro, e così via.
I testi dell’album sono di ottima qualità; a tratti ironici, a volte malinconici o addirittura romantici (“Pena de l’alma”, “Nel blu”), spesso “religiosi”, di una religiosità “da vecchio testamento” (“Non trattare”) piuttosto che orientata verso una preghiera accorata e commossa (“Ovunque proteggi”) o verso una preghiera disperata e attonita (“SS dei naufragati”).
Ma se con le parole Capossela ci ha da tempo mostrato di saperci fare, è dal punto di vista musicale che questo album ce lo rivela pienamente maturo ed estremamente versatile e creativo.
Non che i suoi ultimi album non fossero musicalmente validi (“Canzoni a manovella” era davvero ben fatto anche da questo punto di vista), ma mentre in quelli mostrava ancora una certa “derivazione” dai modelli giovanili (un po’ Paolo Conte, molto Tom Waits) qui si emancipa completamente da essi e rivela un’ ispirazione genuina, eclettica e profonda al tempo stesso.
Dal blues orientaleggiante di “Non trattare” (strumenti a corda orientali, shofar, uno strumento a fiato della tradizione israeliana, e via di questo passo) al cha cha cha sensuale di “Mudusa cha cha cha“, con un arrangiamento articolato e trascinante e la voce maliarda di tale Georgeanne Kalweit nei panni della Medusa.
Dal valzer per pianoforte e archi di “Dal blu” (con quella sua melodia stranissima nell’apertura del ritornello – qualcuno potrebbe trovarla stonata, ma è solo inconsueta), alla splendida ballata elettro-acustica di “Ovunque Proteggi” (l’unico pezzo “normale” insieme a “nutless”).
Dall’atmosfera sospesa e onirica di “Lanterne rosse“, ricca di strumenti tradizionali cinesi come si conviene visto il tema, alla commossa e struggente serenata di “Pena de l’alma“, un valzer nel ritmo ma dallo spirito, dalla passione e dal testo decisamente “tangheiro”.
Dalla musica folklorica e bandistica di “l’uomo vivo” al ritmo tribale con accenni di canto a tenores sardo (!!) di “Brucia Troia“, è tutto un susseguirsi di trovate originali.
E poi c’è quel capolavoro di “S.S. dei naufragati“, che secondo me si colloca in una fascia di interesse che va oltre la semplice “canzonetta”; ha infatti una valenza letteraria, anzi direi teatrale o cinematografica per le immagini che riesce ad evocare. E riesce ad evocarle così nitidamente grazie alla perfetta fusione tra testi e accompagnamento musicale.
Analizziamo in dettaglio questo pezzo:
– la storia: si narra di un gruppo di naufraghi costretti a morire per la folle voglia suicida del comandante della nave, che va incontro deliberatamente a un destino di morte; questo destino, in maniera anche dura, espressiva, a volte cruda, traspare nelle immagini descritte dai “malcapitati” e nella loro tragica invocazione a una divinità protettrice di chi è costretto a morire con tanta “acqua, acqua acqua in ogni dove, e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere”;
– la valenza poetico-letteraria: a parte il tono poetico che l’autore riesce lentamente ma progressivamente a rendere sempre più drammatico nello scorrere dei versi, il tutto è comunque una splendida metafora del concetto per cui, se non siamo noi a “comandare il timone”, cioè a determinare con coraggio e responsabilità la nostra vita, possiamo andare incontro a spiacevoli sorprese…
– la valenza – riconcedetemi questo paragone – cinematografica (e musicale): bene, la musica di questo pezzo è costituita solo da un accompagnamento di violoncello (e poco più); col suo timbro scuro, legnoso, cupo e con il suo arpeggio sofferto, lento e strascicato, sembra davvero di vedere la nave un po’ scricchiolante nel suo incedere incerto e sballottato dalle onde…davvero un effetto suggestivo, dovete sentirlo perché non posso rappresentarlo a parole.
Non lasciatevi sfuggire il concerto di Capossela, se passa dalle vostre parti: ho letto che è ancora più interessante dell’album.
