Stella Nera

musicascolto
Sezione: Archivio editoriali

Ci ha lasciato con una nera stella. Cupa, lugubre, triste, ma pur sempre una stella. “Blackstar” (eccone la recensione) il suo ultimo album.

David Bowie è stato un artista a 360 gradi. Musicista, produttore, cantante, arrangiatore, ma anche pittore, artista visuale, attore. Ha creato, tanto; grande innovatore, ma sapeva anche “seguire”. Il glam-rock, ad esempio, insieme a pochi altri, lo ha inventato lui. La new wave probabilmente non sarebbe esistita, quanto meno non come l’abbiamo conosciuta, senza le sue opere della cosiddetta trilogia berlinese. Ha saputo unire le sue forze con artisti dei più disparati, che di volta in volta catalizzavano le sue energie creative: da quel genio di Brian Eno, per definire quello che fu ed è la cosiddetta musica “ambient”, a Iggy Pop, per saggiare il sapore del rock’n’roll più crudo e selvaggio, a Lou Reed, per esplorare il marcio e il torbido dei sottoboschi suburbani.

Ma ha saputo anche seguire mode, copiare, adattarsi. Negli anni 80 non ha avuto remore e timori nel proclamare a tutti, a suon di batterie elettroniche e un profluvio di sintetizzatori, “Let’s dance”. Ed era pienamente coerente col suo tempo con l’album Earthling, infarcito di quel drum’n’bass che imperversava nella scena “jungle”. Ma quando lui “seguiva”, sembrava proprio dirci “sono così libero e indipendente, perché non devo essere anche libero di seguire le mode?” Lo faceva, le sfiorava, per poi tornare alla sua personalissima ricerca. In epoca grunge, lui se ne uscì con quello splendido side project dei Tin Machine, gruppo rock’n’roll in cui, pur conservando sempre nelle melodie quel sapore romantico e decadente che è la sua imperitura cifra stilistica, andava ben oltre la indifferenziata rabbia giovanilistica per tornare indietro verso un quasi-punk devastante, elettricissimo, energico. Quasi heavy-metal.

La sua voglia di stupire pervase sempre anche altri aspetti della comunicazione: il suo presentarsi androgino, quella non velata anzi ostentata ambiguità sessuale…non sapremo mai se era “posa” o realtà, ma affascinava e attraeva, repellendo magari solo bigotti e benpensanti. Ziggy stardust, eroe musicale venuto dal cosmo sul nostro pianeta, un giorno, semplicemente, morì: lo annunciò Bowie-non-più-Ziggy durante un memorabile concerto. Pochi ingenui o stolti o bambini avranno DAVVERO creduto che ziggy esisteva davvero, che non era cioè una sua maschera; ma tutti piansero a quella notizia, perché tutti credettero alla notizia della sua morte, pur morte di un non esistente.

Allora come oggi: è morto il Duca Bianco; solo, questa volta non ce lo ha riferito in prima persona, ce lo ha fatto dire da parenti e vicini; così, giusto per rendere la notizia più credibile.