Primo ascolto: Anarchia al potere, caos alternato a intellegibili oasi.
Mi son detto: preferisco ampiamente il precedente album dei Black Midi, “Cavalcade”.
Secondo ascolto: caos forse organizzato…ma sì dai, organizzato.
Terzo ascolto: le cose diventano chiare, ed è fantasia a profusione: forse solo quei geniacci di Frank Zappa e Captain Beefheart avevano messo tanta roba, e così diversa, in singoli album.
Chi volesse prudentemente accostarvisi con circospezione ascolti “still”, il brano più “normale” (ma anche lui ha non poche stranezze), per poi passare magari a “27 questions” e i suoi ritmi sincopati e claudicanti (ma che nella seconda parte si trasforma in una specie di musical di Broadway, solo che è leggermente ubriacato); i più coraggiosi invece possono direttamente tuffarsi nel frullato “eat man eat” o nell’otto volante di “the race is about to begin”, un pezzo che a sentirlo senza sapere di chi sia giureremmo essere tratto da un album mai pubblicato delle Mothers of Invention.
Questo album è un frullato che ha necessità , più che in altri casi, di più ascolti per essere capito e magari apprezzato.
Incredibili cambi repentini di atmosfera, assalti sonici con la ritmica a cento all’ora e un profluvio di strumenti elettrici e a fiato da fare accapponare la pelle, ma poi anche cabaret e cartoni animati, languide distensioni e urticanti cacofonie. Ripeto: non ha senso ascoltarlo una sola volta se volete tentare di apprezzarlo. Ma se lo ascoltate più volte …
