Beatrice Rana – Musiche di Chopin

musicascolto
Sezione: Classica / Dischi

Composizioni: Chopin, studi op. 25, Scherzi n.1, 2, 3, 4;

Pianoforte: Beatrice Rana;

Etichetta: Warner Classics;

Anno di pubblicazione: 2021.

Beatrice Rana è una pianista che, dopo essere stata lanciata da alcuni importanti piazzamenti in prestigiosi concorsi internazionali (primo tra tutti il secondo posto al Concorso Van Cliburn), sta acquisendo una elevata notorietà a livello mondiale grazie a recitals e tournee in vari continenti tutti molto acclamati dal pubblico e, cosa non scontata quando si ha successo “al botteghino”, assai apprezzati dalla critica.

Dopo ottimi dischi con un repertorio molto vario (dal concerto per pianoforte e orchestra n.2 di Prokofiev alla suite da Petrouchka di Stravinskij, dalle variazioni goldberg di Bach a “miroirs” di Ravel, ecc..) approda a un “tutto Chopin”, un appuntamento per certi versi essenziale nella carriera di un/a pianista, essendo Chopin secondo molti il fulcro del repertorio pianistico romantico.

Rana ci propone i 12 studi della raccolta avente numero d’ opus 25 e l’integrale degli Scherzi (rispettivamente op. 20, 31, 39, 54).

Per cogliere a fondo la visione interpretativa della Rana negli studi ho “osato” mettere a confronto l’ascolto di queste esecuzioni con la registrazione anni 80 che ne fece un super virtuoso come Andrei Gavrilov.

Ebbene, il confronto è stato molto “istruttivo”.

Volendo trarne una sintesi, posso dire che Rana predilige sonorità meno “radiografiche”, più soffuse e atmosferiche, e pertanto fa un uso del pedale o comunque dell’articolazione legato maggiore laddove Gavrilov usa maggiormente lo staccato. Gavrilov è virtuoso e si vede nella rapidità dei tempi: la durata dei pezzi è quasi sempre più breve in Gavrilov; Rana preferisce far meglio “decantare” le melodie, e questo le permette una incredibile finezza nella scelta di infinite sfumature dinamiche.

Anche nella condotta agogica Rana risulta più varia e fantasiosa; non sono pochi gli indugi, addirittura il netto prolungamento di alcune pause. Dirò un’eresia, ma io preferisco decisamente l’esecuzione della pianista italiana.

Analoga impostazione mi sembra di cogliere negli scherzi.

Basti qualche esempio: nello scherzo numero uno trovo molto “robusta” e dura la parte iniziale e finale con in ogni caso un’ottima differenziazione dei piani sonori, alternata a una poeticissima oasi lieve, soffusa e soave, oltreché lentissima, nella parte centrale. Ovunque c’è molta differenziazione della dinamica e del tactus, in certi momenti Rana sembra proprio amare far risuonare delle note singole quasi fino al silenzio.

Nel secondo scherzo ci sono molte variazioni dinamiche anche al presentarsi di alcune frasi nella parte introduttiva nel primo tema della prima parte, e anche qui una dinamica bassissima nella parte centrale, addirittura in vari momenti al limite dell’ inudibile; troviamo una delicatezza davvero celestiale; c’è da dire che forse nella parte finale del trio, quando il discorso si anima un po’, la Rana si lancia con una veemenza e una velocità eccessive e di conseguenza si perde un po’ la percezione di tutte le note delle scale velocissime che si susseguono, ma siamo di fronte comunque a un’interpretazione molto contrastata con un buon rubato comunque sempre molto musicale, logico, conseguenziale, non, per così dire, fine a se stesso; non, insomma esibizione di un’interpretazione originale a tutti i costi.

Insomma Beatrice Rana conferma di essere una interprete molto matura, intelligente, che ha sempre qualcosa, anzi molto da dire; si avverte che le sue interpretazioni sono frutto di attento studio, scelte ponderate e sempre molto musicali.