“A me me piace o blues”

musicascolto
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Perchè noi rockettari dovremmo essere grati al blues?

Beh, volendo rapidamente tracciare, con tutte le forzature che una estrema sintesi impone, un “albero genealogico” dei generi di musica popolare di cui siamo appassionati, potremmo dire che: dal blues son derivati sia il jazz che il rock;.

In particolare il rock è, per così dire, una “emanazione” del rock’n’roll primigenio, quello degli anni 50 dei vari Buddy Holly, Elvis Presley, Chuck Berry ecc…

Il quale rock’n’roll, a sua volta, è nato, se perseveriamo nella schematizzazione, dalla fusione tra una musica bianca, il country, e una musica “nera”, appunto il blues.

Conclusione: se siamo innamorati del rock, dobbiamo giurare eterna gratitudine al blues! E alle sue origini, dunque.

Ebbene, il blues è nato…grazie alla tratta degli schiavi in America (sigh…detta così è proprio brutta….chiaramente tutti noi avremmo preferito che gli schiavi non fossero mai stati tali, che dunque il blues mai fosse nato…ma purtroppo così è andata).

Ovvero: quel genere musicale chiamato blues è nato come evoluzione di stili musicali che i neri africani hanno importato in America, di generi tradizionali popolari presenti in Africa nei secoli passati.

Che il blues avesse una connotazione afroamericana, in quanto nato e attecchito nella popolazione nera d’America, è cosa nota a molti. A volte si sente dire che il blues è nato in Africa; ma ciò è vero solo in parte.

Se per “nato in Africa” si intende che trae origine da generi africani, e per “trae origine” si intende che molti dei tratti stilistici del blues sono stati da essi importati, è vero. ]

Ma è anche bene tener presente, per non fare confusione, che il blues così come è codificato e come lo conosciamo da un secolo a questa parte, è comparso per la prima volta in America, in particolare nel cosiddetto Deep South, l’area che include Mississipi, Louisiana, parte del Missouri, del Sud Carolina, della Georgia, dell’Alabama.

Fu in questa vasta area geografica che, durante gran parte del XVIII secolo, e poi anche del XIX secolo (anche dopo la fine della Guerra Civile, che vietò la schiavitù “de iure” ma che non la impedì “de facto”, poichè continuò clandestinamente) furono traghettate migliaia e migliaia di individui di popolazioni africane che venivano venduti a possidenti terrieri americani per essere sfruttati nei campi di cotone, nelle miniere ecc…

Queste persone hanno chiaramente portato con sé un patrimonio culturale complesso e articolato e, con esso, anche tradizioni musicali, di canto, tipologie di strumenti autoctone ecc..

Le hanno anche, in una certa misura, tramandate, ovvero gli afroamericani (discendenti di quei primi deportati) hanno continuato, seppure in misura minore poiché ostacolati dai bianchi loro padroni, a promuovere l’uso e la trasmissione di questi tratti culturali.

Nei processi di “trasmissione ereditaria” del patrimonio culturale succedono varie cose; alcuni tratti si perdono, altri si modificano leggermente, per un’ infinità di possibili motivi, altri si mischiano con altri tratti stilistici del luogo/popolazione in cui si vanno a innestare (in questo caso, quella americana di discendenza europea).

E’ da questi processi di trasformazione che è nato ciò che oggi chiamiamo blues.

La scala pentatonica, un certo modo di comporre le strofe (ad esempio: un verso ripetuto due volte, un terzo verso che “risponde” al primo) ecc…sono i tratti del blues che sono stati importati dall’Africa.

Vi chiederete: ma come facciamo a esserne certi ?

Beh la sociologia e l’antropologia non sono scienze esatte come, ad esempio, la matematica, quindi forse la certezza è una pretesa eccessiva.

Ma si possono fare delle ipotesi e trovarne delle conferme, si possono raccogliere vari indizi, e molti indizi, come si suol dire, fanno una prova.

E questo è quel che hanno fatto molti studiosi e musicologi, tra cui tra cui tale Gerard Kubik, che ha fatto studi approfonditi “sul campo”: ha cioè passato anni e anni a fare ricerche nel profondo dell’Africa nera a caccia di strumenti musicali, stili di canto ecc.., traendo conferma della suddetta teoria della relazione tra Africa e blues.

Molte delle caratteristiche del blues sono infatti state riscontrate in precisi generi musicali di ben individuate e circoscritte zone dell’Africa; e queste, guarda caso, son proprio le zone da cui la storia ci narra essere partiti i flussi di schiavi verso il Nuovo Mondo.

Tutto ciò è approfonditamente descritto nel libro alla cui recensione, a questo punto, vi rimando.