Maria Perrotta plays Chopin

musicascolto
Sezione: Classica / Dischi

Composizioni: Chopin: tre notturni op. 9, berceuse op. 57, tarantelle op. 43, andante spianato e grande polacca brillante op. 22, ballata nr.4 op. 52, sonata nr. 3 op. 58

Interprete: pianoforte: Maria Perrotta

Etichetta: Decca

Codice: 481 1851

Registrazione: 4/5

Confezione: 4/5

Dopo le splendide prove in Bach (Variazioni Goldberg) e Beethoven (le ultime tre sonate), Maria Perrotta sembra proseguire un percorso di avvicinamento al moderno che dal barocco passi dal classicismo viennese e, quindi, dal romanticismo.

E per ora l’approdo è felicissimo.

Mi hanno colpito in particolare i primi due notturni, a cui una saggissima e fantasiosa varietà di dinamica e di tactus conferisce una dolcezza e una liricità notturne, soffuse e non ostentate, e proprio per questo sottilmente ammalianti.

E la tarantella, che, diciamoci la verità…non è un capolavoro “di suo”, e credo che l’ interpretazione della Perrotta ne cavi quanta più bellezza è possibile cavarne: a parte una fantastica tenuta tecnica, sono sbalorditivi il suono e la differenziazione dei timbri (quella scala al minuto 0:50 circa…), e anzi qui (come altrove) la Perrotta evidenzia molto quel gusto del suono che è tipico del romanticismo e, secondo autorevoli pareri, proprio da Chopin è stato “creato” (Rosen nel suo capolavoro “La generazione romantica” parla di “polifonia di timbri”).

La Perrotta va anche oltre, a volte spingendosi verso qualche suono “vaporoso” che sarà tipico di Debussy. Bellissima anche l’esecuzione della grande polacca brillante: l’arco espressivo realizzato fa sì che il pezzo finisca “in gloria” come mai mi è capitato di sentire!

 La bellezza di questo disco mi ha “ispirato” un confronto con uno Chopiniano doc: Claudio Arrau.

Volendo un po’ schematizzare, direi che: nel tocco e nel timbro Arrau è leggermente migliore; nel rubato, nei sottili indugi espressivi, si equivalgono; nella gestione della dinamica e delle sue sfumature, addirittura, la Perrotta mi sembra superiore.

Laddove Arrau è “epico”, la Perrotta è più dolce, soffusa; il ritorno della sezione iniziale nel notturno nr. 1 in Perrotta è mesto, rassegnato, pacato…ecco, in questo disco sembra possibile rintracciare qua e là un vero e proprio “elogio della pacatezza”: si ascolti il secondo movimento della sonata!

Credo sia una delle cose più belle che custodirò nella mia ricca discoteca, una interpretazione DI RIFERIMENTO! Onirica lentezza,  pacatezza…dura quasi il 25% in più (!!!) della recentemente incisa esecuzione di Louis Lortie, ma senza dare alcun senso di sfilacciamento o di stasi.

Questa “dolce pacatezza” è il tratto che la Perrotta cerca e ben individua anche in altri pezzi.

A cominciare dalla berceuse, che dura 4:56 contro, ad esempio, i 4:06 di un Alfred Cortot! Certo in Cortot c’è forse maggiore fantasia di fraseggio (ma in questo Cortot è il numero uno della storia, signori!!), ma forse mai la Bercesue è stata ninna-nanna come lo è in questa interpretazione.

Per continuare con la Ballata; si ascolti ad esempio tutta la sezione centrale, o quel modo lento, timido, quasi incerto in cui si riafferma il tema iniziale poco prima della conclusione.

La cosa più lodevole è allora, in conclusione, questo suo scavo, questa sua ricerca; si vede che la Perrotta non improvvisa le sue interpretazioni; c’è dietro uno studio, una riflessione.

Se non ci fosse, saremmo di fronte a un miracolo di intuizione; se c’è, siamo comunque di fronte a un miracolo di bellezza.