These New Puritans – Field of reeds

musicascolto
Sezione: Dischi / Rock/pop/jazz etc.

Titolo:Field of reeds

Autore: These New Puritans

Etichetta: Infectious Music

Codice: INFECT15

Testi: sì

Credits: sì

Credits per pezzo: no

Registrazione: 4/5

Importanza:3/5

Confezione: 3/5

Avete letto l’editoriale intitolato “Forma (non solo sostanza)”?

Bene, questo è l’album un po’ folle, molto fuori dagli schemi, cioè assolutamente fuori dalla “forma canzone”, a cui lì faccio cenno.

Dunque, siamo in presenza di un album assolutamente NON orecchiabile. Difficilmente, insomma, vi ritroverete a fischiettarlo sotto la doccia. Spero che questo non sia, per la maggioranza dei miei lettori, un dis-valore; per me, è fattore premiante.

I pezzi non hanno affatto la struttura strofa-ritornello-strofa…, ogni pezzo si sviluppa in maniera totalmente libera, imprevedibile; certamente ne deriva una certa difficoltà di ascolto, per cui non si può certo dire che sia un album “easy listening”.

Oltretutto, vi sono altri due fattori che lo discostano molto dal classico “pop”.

Il primo è la strumentazione usata: non ci sono chitarre elettriche; ci sono orchestrazioni di archi, molti interventi di strumenti a fiato, alcuni cori dal sapore quasi “ecclesiale”.

E certamente le melodie e le armonie non sono semplici; spesso la linea del canto segue percorsi accidentati, impervi, inconsueti, e i passaggi di accordi non seguono praticamente mai il “classico giro di DO maggiore”.

Se a volte è possibile rintracciare un “modulo”, magari nella linea del canto, che si ripete, ogni volta è accompagnato da musiche e strumenti diversi, e fanno da raccordo tra una esposizione e l’altra di quel modulo passaggi strumentali praticamente ascrivibili all’ambito della musica “colta” più che della musica leggera. Seguite in tutto il suo percorso, ché appunto di percorso si può parlare, la splendida “Dream” per intero e capirete cosa intendo.

Le melodie spesso ricordano lo stile di un grandissimo, Robert Wyatt; si senta a questo proposito soprattutto la stupenda “Nothing else”, che non ci meraviglieremmo essere stata concepita dal grande cantautore inglese durante le session di Comicopera o magari di Rock Bottom.

Ma tutto questo è proprio ciò che fa di questo album un grande album, e a mio parere uno dei più belli del 2013.

“This guy’s in love with you”: pacati accordi di pianoforte, ripetuti, lenti, ipnotici: l’entrata degli ottoni, dal magico impasto timbrico e armonico, aggiunge malinconia ma dà avvio anche alla vertigine di “deviazioni” a cui tutto l’album ci abituerà.

Analogo l’inizio di “The light in your name”, che lentamente si struttura con una melodia vagamente pigra e davvero originale, con qualche atmosferico coro appena accennato, e poi via verso territori inesplorati in cui leggeri elementi di sound elettronico fanno da disturbo, ottoni quasi wagneriani forniscono un tappeto tra il solenne e lo straniante, la melodia segue percorsi imprevedibili.

La pacatezza, la misura, un certo riconoscere il valore delle note lunghe, della rarefazione, sono caratteristiche tipiche di questo album; la già citata “nothing else” ne è un altro esempio.

In “Fragment two” e in “V” è il ritmo a rappresentare l’elemento inconsueto; nella prima, è già così quando ancora non è entrata la batteria, diventa ancor più evidente quando ciò avviene; nella seconda l’ingresso della batteria, sghemba e irregolare, prende per mano il pezzo accompagnandolo verso un lungo e ipnotico percorso in cui cosmiche voci in contrappunto col basso iniziano un mantra che sembra non finire mai…

E mai forse finirà il piacere che trarrete dall’ascolto di questo album, se solo sarete ben disposti a farvi continuamente sorprendere.