Robert Wyatt – Comicopera

musicascolto
Sezione: Dischi / Rock/pop/jazz etc.

 Titolo: Comicopera
 Autore: Rober Wyatt
 Etichetta: Domino Rec.
 Codice: 5 034202 020226

 Testi: sì
 Credits: sì
 Credits per pezzo : si

 Registrazione: 4/5
 Importanza: 3/5
 Confezione: 4/5
 Prezzo: 3/5

Robert nel paese delle meraviglie

Il cantautore inglese non manca mai di stupirci con l’originalità e la genialità della sua produzione. In un mondo di musica massificata e “in catena di montaggio”, Wyatt sfida di continuo le consuetudini con coraggio e indipendenza, producendo quel suo misto di jazz, rock e pop che è assolutamente inimitato e inimitabile.

Il suo capolavoro resta “Rock Bottom” (eccone la mia recensione), ma il qui presente album, uscito qualche anno fa, si colloca comunque tra le sue massime produzioni.

In questo album, sorpresa nella sorpresa, se ne esce addirittura con…alcune canzoni “normali”, come il semplicissimo country di “A beautiful place”, con solo due chitarre acustiche (una ritmica, l’altra che ricama con bucolica delicatezza) e contrabbasso, o lo splendido swing “Be serious”, con la ficcante e fantasiosa chitarra elettrica di Paul Weller e un paio di piatti della batteria, a cui a metà canzone si aggiunge un contrabbasso.

Ma genio e sregolatezza prorompono in tanti altri pezzi, come la strumentale “on the town square”: inizia con percussioni in libertà e un tappeto di organo, poi il ritmo si “organizza” in una specie di marcia, prima festosa e quasi circense, e poi, mano a mano che il ritmo si fa ripetitivo e ipnotico, il sassofono del bravissimo Gilad Atzmon spinge il tutto verso lidi jazz.

Continuando a parlare del lato sperimentale dell’album, che dire di “out of the blue”? Effetti elettronici che danno il ritmo e intrecci di fiati presi in prestito dal jazz ma che, in questo contesto, risultano comunque incatalogabili, se non alla voce “genialità varie”.

“Cancion de julieta” è Jazz-blues? Gothic-rock spagnolo ? Forse psichedelia, ché ce n’è traccia in quelle svisate di chitarra (o violino…o violoncello…o quel che diavolo è) ed effetti elettronici che attraversano la canzone come saette impazzite man mano che la tensione, dopo la pacata introduzione, comincia lentamente a crescere.

Wyatt riesce altrove persino a rievocare lo spirito dell’indimenticato Syd Barret!

Lo fa in “A.W.O.L.”: la melodia potrebbe a tutti gli effetti essere stata scritta da Barret, l’arrangiamento magari no (ad esempio quei fiati non erano nelle sue corde) ma quella melodia…incredibile la somiglianza ! E lo fa in “mob rule”, con quella melodia straniante, circolare, che presto si immerge in armonizzazioni tipiche della psichedelia inglese degli anni 60, per poi ergersi in meravigliose scale, il tutto col solo accompagnamento di una tastiera cupa e un po’ inquietante.

Brani come l’iniziale “Stay tuned”, dalla melodia triste e malinconica, quelle scale di accordi così inusuali eppure così seducenti, quella ritmica mai uguale a se stessa, quella tromba che gareggia con la splendida voce di Wyatt a chi più profondamente entra nei nostri cuori; o come “you you” con splendidi impasti di strumenti a fiato; sono brani tipicamente wyattiani.

Altro bellissimo brano è “just as you are”, pop (nel senso migliore del termine) nella composizione e jazz nella strumentazione, con le commoventi voci di Wyatt e di Monica Vasconcelos.

Insomma in questo album la varietà regna sovrana, ma il tutto mostra, magicamente, coerenza e omogeneità, proprio perché ascoltando un album di Wyatt entriamo in un mondo incantato in cui ci predisponiamo a non aspettarci alcuna regola, alcuna convenzione…appunto come Alice nel paese delle meraviglie.