21/2/2015
Auditorium – Parco della Musica, Roma;
Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia;
direttore: Antonio Pappano;
violino solista: Janine Jansen;
Malipiero, “concerti per orchestra”;
Schumann, Sinfonia nr. 4;
Brahms, concerto per violino e orchestra;
Il piatto forte della serata, ovviamente, era il concerto di Brahms; sappiamo che l’opera di Brahms è vista come una sorta di “crepuscolo” del romanticismo, una sigla finale posta a suggello di quel periodo e con ciò ritorno alla “perfezione” del classicismo.
Dunque, un concerto di straordinaria pregnanza formale, splendido e intenso ma in cui si supera la “contrapposizione” tra solista e orchestra che era invece tipica del concerto solista romantico.
L’interpretazione che ne hanno dato Pappano e la Jansen a mio parere ricalca strettamente questa “visione”.
NON una lotta, ma una integrazione; in questo senso vanno forse interpretati quei (pur rari) momenti in cui forse si sarebbe preferito un volume di suono del violino leggermente maggiore: in tali momenti il suono del violino risultava coperto dall’orchestra; questione forse di acustica della sala, di posizionamento della violinista nel “proiettare” il suono, forse di una messa a punto non curatissima in sede di prove nell’equilibrare i volumi.
Ma, detto di queste “riserve”, il concerto è stato stupendo.
La Jansen dimostra soprattutto di possedere un ventaglio di soluzioni timbriche di fulgente varietà e bellezza, come ad esempio in alcuni “flautati” nel primo movimento che davvero sembravano ricalcare quell’idea di unione con l’orchestra; i momenti lirici del concerto venivano splendidamente offerti da una Jansen che in dolcezza non è seconda forse a nessuno, la fluidità e scorrevolezza di fraseggio (vedasi la cadenza del primo movimento) era impressionante.
Forse non una super-virtuosa (in un impervio passaggio del terzo movimento mi è sembrata un po’ in affanno, non riuscendo a “staccare” note rapidissime che dovevano essere staccate e son risultate forse un po’ legate, ma la Jansen è soprattutto una grande musicista, prima ancora che violinista.
La serata ha offerto nella prima parte una interessante composizione di Malipiero, varia nelle sue atmosfere ora impressioniste, ora debitrici del neoclassicismo di un Hindemith o uno Stravinsky, ora strizzanti l’occhio ad armonie tardo-romantiche o quasi wagneriane; e una bella esecuzione dell’ultima sinfonia di Schumann;.
Confesso che le sinfonie di quest’ultimo non mi sono mai piaciute molto, ma Papano deve avermene rivelato aspetti a me ancora mai assaporati, se è vero, come è vero, che mi è piaciuta e non poco.
