The smile: chi era costui? O meglio, chi erano costoro ?
Un terzetto due componenti del quale sono John Greenwood e Tom Yorke, ovvero due pezzi (i più pregiati) dei Radiohead. Con loro il batterista Tom Skinner. Di estrazione jazz, è infatti il batterista del gruppo Sons of Kemet.
Ebbene, in poche lapidarie parole: questo è l’album che i Radiohead avrebbero voluto fare e non facevano da molti anni a questa parte. Con l’aiuto di un batterista geniale e sofisticato, Yorke e Greenwood sfornano un album in cui troviamo, in eccelsa qualità, tutte le “anime” del famoso gruppo anglosassone.
Alcuni brani sono caratterizzati da un uso della batteria davvero creativo e sofisticato, ad esempio “The opposite”, in cui sia il riff di chitarra che l’ingresso ogni tanto di effetti elettronici “celestiali” sono tipicamente radiohead-iani, oppure “Thin Thing”.
Ci sono brani più soft ed eterei, come ad esempio la rarefatta ballata “Pana-vision”, con un bel riff di pianoforte e quel tempo molto insolito di 7/8, o “Open the flood gates”; in quest’ultimo riconosciamo quel tipico oscillare tra modo maggiore e modo minore che caratterizza molto la creatività dei due autori, e i loro tipici passaggi di accordi, molto emozionanti, innervano anche la malinconica dolcezza del pezzo di chiusura, “Skrting on the surface”.
Il gruppo alterna così momenti soffusi, come la bella folk-ballad “Free in the knowledge”, malinconia e struggente come solo…i Radiohead saprebbero essere, e pezzi decisamente più duri, ad esempio “you will never work on televisione again” puro punk solo che è suonato con anche un po’ di elettronica e non solo la secca triade chitarra/basso/batteria, o il rock’n’roll elettronico “we don’t know what tomorrow brings”.
Molti brani, infine, sono impreziositi da arrangiamenti di archi (“Pana-vision”, “Speech bubbles”, “a hairdryer”, ecc..) o fiati (“The smoke”, “speech bubbles”, la già citata “skrting on the surface”).
