Danilo Rea – Piano solo al tramonto, concerto per la natura – PJF a Catanzaro, 18 Agosto 2022

Massimo Longo
Sezione: Concerti Ospiti / Sezione Ospiti

Il Peperoncino Jazz Festival è una rassegna musicale che da ormai quasi vent’anni propone nel periodo estivo un interessante connubio tra musica d’autore e promozione dei territori della Regione Calabria.

Si tratta infatti di una manifestazione itinerante, nata inizialmente nel bellissimo borgo di Diamante, ma che ha subito dispiegato una lodevole attitudine nel “fare rete” sul territorio Regionale, presentando quindi un interessante approccio evolutivo in controtendenza rispetto alle usuali (a mio giudizio deleterie) tendenze al “campanilismo” e conseguente “isolamento” che invece ritroviamo in altri progetti sullo stesso tema.

La grande progressione che ha avuto la rassegna negli anni, alla continua ricerca di luoghi ricchi di valore, fascino e bellezza (di cui la Calabria è piena, spesso ignorati e non adeguatamente tutelati dai suoi stessi abitanti, purtroppo), conferma decisamente la validità di questo approccio.

Quest’anno, e per la prima volta, la rassegna fa tappa anche a Catanzaro, capoluogo di Regione, città alla continua ricerca di una sua reale identità e vocazione che possa estendere adeguatamente il suo ruolo di centro amministrativo, mai veramente consolidato.

La location individuata è estremamente suggestiva: nella pineta di Giovino, polmone verde prospicente la spiaggia, viene allestito con cura quello che poi diventerà un teatro circolare, con al centro un affascinante pianoforte a coda, e nient’altro.

Nonostante un’afa terribile, devo dire anomala in questi luoghi, che sarà l’unico neo della serata, numerose persone iniziano a popolare il luogo con buon anticipo rispetto all’orario previsto per l’evento, le 19, e lo fanno con sufficiente ordine e rispetto, cercandosi un posto con una buona prospettiva. Si sente il normale brusio di un luogo affollato, ma mai fastidioso, accompagnato dai classici rumori di “accordatura” del pianoforte, attività alla quale una persona si dedica con un’attenzione certosina, quasi maniacale.

Ad un certo punto arriva uno dei due protagonisti della serata (l’altro era già lì da tempo, la natura), il Maestro Danilo Rea: si guarda intorno compiaciuto della location e della significativa presenza, appare sorridente ed a suo agio, compie i suoi “riti” di preparazione al concerto che da lì a poco delizierà i presenti, dialoga amichevolmente con chi gli si avvicina, anche solo per un autografo.

Finalmente si comincia! dopo una doverosa introduzione dell’evento, viene brevemente presentato l’artista e vengono enfatizzati i suoi legami con il festival; fu lui infatti uno dei primi artisti ad esibirsi nella prima edizione.

A questo punto si annuncia l’inizio del concerto, tra uno scrosciare di applausi; il Maestro però prende prima il microfono per descrivere brevemente, dice di tenerci, quello che andrà a fare: improvvisazione (e te credo!) ma ‘ispirata’ da temi musicali molto noti (“li riconoscerete senz’altro”, dice). Questo intelligente canovaccio si rivelerà estremamente azzeccato, in quanto servirà a coinvolgere un pubblico prevedibilmente in larga parte impreparato al genere: ma anche questa è improvvisazione!

Danilo Rea a questo punto si siede al pianoforte ed inizia a suonare, e lo farà ininterrottamente per tutto il concerto, senza nessuna pausa nonostante la terribile afa. L’artista mette in pratica la sua efficace tattica, peraltro già anticipata nella sua breve introduzione: attira l’attenzione del pubblico richiamando melodie di pezzi popolari conosciutissimi per poi volare alto, come solo i grandi sanno fare, nel metaverso dell’improvvisazione, per ritornare poi periodicamente e quando necessario a “dare una spinta” al pubblico con un altro tema conosciuto.

Questo sistema funziona benissimo! Il pianista, sempre più coinvolto, inizia un gradevole gioco in cui temi diversi classici e moderni vengono meravigliosamente ricuciti dalla sua improvvisazione che li fa apparire un tutt’uno, come se fosse un oggetto unico, mentre la luce del sole si affievolisce tra i rami degli alberi in un momento molto suggestivo. Arriva il buio nella pineta, e lo stridore dei grilli si fa intensissimo; l’artista se ne accorge rimodulando il ritmo della sua musica per integrarlo, e questa è classe pura!

L’artista appare felicemente immerso nella sua musica ma allo stesso tempo cosciente ed interagente con l’ambiente, come un nuotatore che, di tanto in tento, tira la testa fuori dall’acqua per valutare la corretta direzione e l’eventuale presenza di elementi da gestire.

Il concerto termina d’improvviso, l’artista si mette in piedi e si deterge immediatamente del copioso sudore che il notevole impegno fisico, ma soprattutto la terribile afa, gli ha provocato.

Parte un fragoroso e convinto applauso che non sembra davvero voler cessare, si attenua e si interrompe solo quando Danilo Rea si appresta a deliziarci con un ultimo brano, che sarà limpido e tranquillo come un ruscello nel bosco. Adesso però è finita davvero, almeno la parte “musicale”: il Maestro infatti non se ne va e si concede sorridente ad un contatto diretto con il pubblico.

Ci avviciniamo, gli facciamo i doverosi complimenti e ringraziamenti per le emozioni provate, scambiamo quattro chiacchiere, facciamo qualche foto ricordo, scoprendo una persona veramente cordiale ed “alla mano”, come solo i grandi sanno essere.

Torniamo a casa con un sorriso, lieti di aver provato emozioni positive e di aver goduto di un momento di Arte con la ‘A’ maiuscola.

Massimo Longo