Jolie Holland – Wine Dark Sea

musicascolto
Sezione: Dischi / Rock/pop/jazz etc.

 Titolo: Wine Dark Sea
 Autore: Jolie Holland
 Etichetta: ANTI
 Codice: ANTI- 7280- 2

Testi: sì
Credits: sì
Credits per pezzo : si

Registrazione: 4/5
Importanza: 3/5
Confezione: 5/5
Prezzo: 3/5

Voglio dire: un disco che tra i credits di un pezzo riporta “unreaharsed perfect first take bass” (basso perfetto senza prove e già alla prima “presa”), va comprato già solo per questo!

E poi ancora “tremolo slide (with love and respect to Pop Staples)”, (ora traduco) “chitarra-percussione (occasionalmente indistinguibile da ciò che si potrebbe scambiare per un interessante sound di batteria”….e, meglio ancora, di un pezzo la Holland si premura di dirci che è nello stesso tempo di un altro (12/8) ma con accenti diversi…

Insomma, un disco non è solo un insieme di tracce musicali (per quelle, basterebbe anche un iTunes downloading…lasciamo stare, non entriamo in questo argomento…): è anche un prodotto culturale, e sentirci così coccolati nel nostro desiderio di saperne di più, di avvicinarci al processo creativo dell’artista…fa di questo disco un grande disco.

Ma, ok, e la musica ? Di una varietà, di una genialità, incredibili.

Ascoltate, ad esempio, “first sign of spring” se preferite atmosfere più jazzate, o “dark days” se prediligete un torbido e viscerale blues…ma mi raccomando, ascoltateli fino alla fine, che questi son pezzi che hanno un “percorso”, cosa rara e che chi è capace di fermarsi solo all’epidermide, probabilmente non sa apprezzare. 

E anche quando la Holland fa del semplice country (country???), come in “Route 66”, in realtà ogni tanto deraglia (e quasi raglia), facendone un country come lo farebbe (e lo ha fatto) Tom Waits.

Mi chiedete dunque “ma che genere fa?”

Mah…ascoltate “Out on the wine dark sea”, e ditemi voi che genere è.

Io non saprei…se esiste un genere chiamato…che ne so…rito sciamanico, ecco, beh, allora sì, è genere “rito sciamanico”. 

Qualcosa di più sghembo e sperimentale? 

Ascoltare “Palm wine drunkard”, please. E’ una specie di blues-soul, ma così “devastato”, corrotto, contaminato…come appunto un certo Waits faceva, o addirittura, oserei dire, un Captain Beefheart, artista tra i più genialoidi e iconoclasti che la musica popolare abbia conosciuto.

Ecco, la Holland prende i generi tradizionali della musica popolare americana (blues, folk, country, gospel, jazz) e li destruttura, li sfregia, fino a farli diventare altro.

Un album da ascoltare con attenzione e mente aperta; le prime volte può sembrare strambo e ostico, ma piano piano, ascolto dopo ascolto, ci penetrerà sotto pelle e non ne potremo più fare a meno.